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Tecnici durante il collaudo di una macchina industriale con controllo del feedback di posizione e misurazione delle vibrazioni

La vibrazione va registrata nel collaudo prima della manutenzione predittiva

Sul drive l’asse balla di due decimi, dice l’automazione davanti al quadro aperto. No, è il rullo che sta cominciando a cantare, risponde il manutentore dal bordo macchina. Dall’ufficio HSE arriva una terza lettura: se quella vibrazione arriva alla postazione, non resta un fastidio tecnico.

La stessa anomalia cambia nome mentre passa da un reparto all’altro. Nel collaudo di una linea ad alta ciclicità, questa è la parte delicata: decidere se la vibrazione sia rumore da filtrare, sintomo meccanico da inseguire o dato da registrare nel fascicolo macchina. Se la si tratta solo alla fine, quando qualcuno parla di manutenzione predittiva, si parte già in ritardo.

Dal quadro elettrico: quando l’errore di posizione non nasce dal controllo

Il primo incontro con la vibrazione spesso avviene nel quadro elettrico, non vicino al cuscinetto. Il tecnico guarda il tracciato dell’asse, vede una quota che oscilla, controlla il guadagno, rivede la rampa, abbassa un filtro. Tutto corretto, se il difetto è nel ciclo di controllo. Ma una parte delle oscillazioni di posizione nasce prima del regolatore: accoppiamenti non coassiali, giochi residui, staffe troppo leggere, pulegge che lavorano in un tratto poco felice della loro vita.

Il feedback di posizione, in quel momento, smette di essere soltanto il misuratore della quota comandata. Diventa una sentinella indiretta. Non dice da solo quale organo stia degradando, però avverte che la ripetitività del moto non è più pulita come durante il primo avviamento. Su assi rapidi, rulli trascinatori e tavole rotanti, questa differenza può apparire prima nello scostamento ciclico che nel rumore udibile.

Immaginiamo una tavola rotante che, a vuoto, chiude sempre la posizione. Con prodotto caricato, invece, il segnale mostra una piccola ondulazione sempre nella stessa zona angolare. Chi guarda solo il valore finale approva il collaudo. Chi salva anche il profilo del moto capisce che qualcosa cambia sotto carico. È una distinzione pratica, da reparto: il pezzo arriva in quota, ma ci arriva con un comportamento che merita una riga nel verbale.

Annotare solo vibrazione presente nel documento di collaudo serve a poco. Senza asse, velocità, carico, temperatura di prova e condizione di fissaggio, quella frase non aiuta chi dovrà intervenire durante un fermo reale.

A bordo macchina: il passaggio che perde il dato

Dal bordo macchina la vibrazione si legge con altri strumenti, spesso più poveri ma più sinceri. Una mano sul carter, una vite che torna lenta dopo alcune ore, un sensore che lavora vicino a una protezione non irrigidita, un cavo che vibra nel pressacavo. Sono segnali di officina. Non sostituiscono la misura, però indicano dove andare a misurare.

Il passaggio critico è tra chi vede il fenomeno e chi lo trasforma in specifica. Durante l’installazione reale ci sono spazi stretti, accessi scomodi, staffe adattate per non toccare un riparo, supporti spostati di qualche centimetro perché in macchina c’è già altro. Il progetto pulito sullo schermo non contiene sempre questi compromessi. Eppure il trasduttore lineare, il potenziometro o il feedback rotativo lavorano dentro quei compromessi, non nella distinta ideale.

Ipotizziamo un rullo di traino su una linea di packaging. Il segnale di posizione resta formalmente dentro la tolleranza, ma a ogni ripresa compare una piccola oscillazione. Il manutentore controlla il giunto, trova un micro-disallineamento e lo corregge. Se quel dato rimane nella sua agenda personale, il prossimo montaggio riparte da capo. Se entra nel verbale di collaudo, diventa una condizione di montaggio: tipo di supporto, precarico, allineamento, percorso cavo, serraggi da verificare dopo il primo ciclo di lavoro.

Qui il processo conta più della bravura del singolo. Un collaudo serio non deve produrre soltanto l’ok alla consegna interna, deve lasciare una traccia che il turno successivo possa usare senza telefonare a chi era presente.

Nell’ufficio HSE: la vibrazione cambia registro

Quando la stessa vibrazione arriva all’ufficio HSE, il lessico cambia ancora. SafetyOne, nel trattare il rischio da vibrazioni meccaniche, richiama la Direttiva 2002/44/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, entrata in vigore il 6 luglio 2002, che considera le vibrazioni un agente fisico di rischio e impone limiti di esposizione per i lavoratori. Non si parla più solo di qualità del moto, ma di esposizione durante l’uso della macchina.

Il Portale Agenti Fisici ricorda che esposizioni regolari eccessive possono avere effetti a lungo termine di tipo vascolare, neurologico e muscolo-scheletrico. Questo dato sposta il collaudo fuori dalla sola area tecnica. Una vibrazione che per l’automazione è un disturbo filtrabile, per l’HSE può diventare una condizione da ridurre alla fonte o da confinare con una modifica della postazione.

La UNI ISO 20816-3:2023, citata da Certifico come norma tecnica per la valutazione delle vibrazioni su macchine industriali accoppiate con potenza superiore a 15 kW, dà un altro segnale: la vibrazione non è una sensazione da commentare a voce, è una grandezza da valutare con criteri dichiarati quando la macchina rientra nel campo previsto. In parallelo, l’Avviso ISI INAIL 2025 include interventi per la riduzione del rischio da vibrazioni meccaniche. La data e il bando non sostituiscono il progetto, però dicono che il tema è arrivato anche sul tavolo degli investimenti aziendali.

Per un responsabile manutenzione questo significa una cosa molto concreta: la misura fatta al collaudo può servire sia a capire l’usura futura, sia a evitare che il rischio venga scoperto dopo, quando la linea è già inserita nel ciclo produttivo e ogni modifica pesa di più.

Il verbale di collaudo deve seguire la vibrazione fino alla distinta

Il difetto nasce spesso in un punto piccolo del processo: la vibrazione viene vista, corretta, ma non codificata. Il tecnico sistema il guadagno, il manutentore riallinea un supporto, l’HSE prende nota della postazione. Tre azioni vere, tre archivi separati. Alla prima modifica di formato o al primo ricambio, il dato si disperde.

Per evitarlo, il verbale dovrebbe portare pochi elementi, scritti bene, dalla prova alla distinta tecnica:

  • asse o organo su cui la vibrazione è stata rilevata, con condizione di carico e velocità di prova;
  • tipo di segnale osservato, quota, profilo ciclico, rumore meccanico o oscillazione sul supporto;
  • intervento eseguito durante il collaudo e parametro lasciato a macchina consegnata;
  • condizione di montaggio da non modificare senza nuova verifica;
  • postazione operatore interessata, se la vibrazione può arrivare al corpo o alla mano.

Nei verbali costruiti con ordine, la documentazione tecnica archiviata presso https://www.elap.it/it/sensori-di-vibrazione/ finisce nella cartella digitale dei tracciati di prova e delle note di montaggio, così il tema della vibrazione resta collegato alla misura e non viene ridotto a impressione raccolta vicino alla macchina.

Da qui nasce una prassi semplice: quando si integra un feedback di posizione, si decide già in collaudo quali vibrazioni misurare, quali filtrare e quali registrare come sintomo meccanico. La scelta del componente resta importante, ma non basta se il processo di integrazione non conserva il dato. Il criterio è semplice: se la vibrazione cambia la quota, l’usura o l’esposizione, deve restare nel progetto.